La fase tre dell’invasione dell’Europa: alleanza tra i regimi islamici e il nemico in casaStep three of the invasion of Europe: an alliance between the Islamic regimes and the enemy inside our own home

di Magdi Cristiano Allam

E’ scattata la fase tre dell’invasione islamica dell’Europa finalizzata a saldare le loro roccaforti radicate dentro casa nostra con i regimi islamici che hanno conquistato il potere di fronte a casa nostra. E’ il messaggio fondamentale che ci giunge dalla Francia e che per ora sembra averlo compreso Sarkozy, anche se il suo operato puzza di strumentalizzazione elettorale, avendo lui stesso sia legittimato i Fratelli Musulmani francesi quando era ministro dell’Interno nel 2003 sia favorito recentemente l’ascesa dei regimi islamici dal Marocco allo Yemen.

Proprio la realtà della Francia deve indurci a prendere atto rapidamente della trappola tesa alla nostra civiltà decadente schiava del materialismo e ammalata di relativismo, e spronarci a reagire con determinazione per salvare i nostri valori non negoziabili alla vita, alla dignità e alla libertà. Dopo essere riusciti a infiltrarci stabilendo delle roccaforti che si sostanziano di una fitta rete di moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, persino di tribunali sharaitici, gli islamici autoctoni, che hanno la nostra stessa cittadinanza anche se di fatto s’identificano nella Ummah, la Nazione globalizzata dei fedeli di Allah, mirano a stringerci d’assedio instaurando un rapporto solido, organico e strategico con gli islamici che hanno ormai conquistato il potere sulle altre due sponde del Mediterraneo.

L’operato del governo Sarkozy, che dopo la strage di tre parà francesi di origine marocchina e di fede musulmana in aggiunta ai quattro francesi ebrei di cui tre bambini, ha proceduto sia all’arresto di una ventina di militanti attivi nella rete del terrorismo sia alla messa al bando di sei predicatori affiliati ai Fratelli Musulmani, ci conferma che l’atto terroristico è solo la punta dell’iceberg, la fase terminale di un processo che si articola in una filiera dove, a partire dalla predicazione d’odio si culmina nell’attentato. Il messaggio implicito e operativo che ci viene trasmesso è che per combattere il terrorismo islamico dobbiamo sia bonificare le moschee dalla predicazione dell’odio, della violenza e della morte, sia prendere atto che ormai si tratta di una guerra interna all’Occidente perché il nemico è autoctono, ma che potrebbe presto trasformarsi in una trappola mortale nel momento in cui si realizza la saldatura con il nemico esterno che condivide la condanna della nostra civiltà e legittima il nostro massacro per il semplice fatto di essere cristiani, ebrei, infedeli o apostati.

Chiariamo che il terrorista autori degli efferati crimini, Mohammed Merah, di 24 anni, era un cittadino francese. Ebbene che ci sia un nesso tra la strage dei tre parà e dei quattro ebrei di cui tre bambini con il retroterra ideologico in cui Merah è cresciuto è un fatto che viene condiviso sia dal governo francese sia dai Fratelli Musulmani che in Francia operano sotto la sigla Uoif (Unione delle organizzazioni islamiche di Francia). Sennonché mentre i Fratelli Musulmani, per bocca di Tariq Ramadan, il loro intellettuale più accreditato in Europa e con cittadinanza svizzera, escludono un rapporto tra Merah e l’islam e addebitano il suo comportamento alla marginalizzazione sociale, il governo francese ha fatto concretamente intendere che dietro alle stragi c’è sia una rete del terrorismo islamico autoctona sia la predicazione d’odio anche da parte di autorità religiose straniere che praticano di fatto il lavaggio di cervello ai musulmani residenti in Europa.

Che dietro alle stragi ci sia il fallimento di un modello di convivenza che in Francia denominano assimilazionismo, ma che di fatto è la stessa realtà del multiculturalismo traducendosi nella ghettizzazione urbana in quartieri dove i residenti fanno riferimento alla stessa etnia, cultura o religione, è un dato di fatto. Basti pensare al fatto che sia il giovane rabbino e i suoi due bambini, uccisi nella strage alla scuola ebraica di Tolosa lo scorso 19 marzo, sono stati sepolti in Israele, sia il giovane parà Imad Ibn Ziaten, assassinato anche lui a Tolosa l’11 marzo, è stato sepolto in Marocco avvolto nella bandiera nazionale marocchina. Si tocca con mano la crisi d’identità di cittadini francesi che condividono contemporaneamente una seconda identità. Paradossalmente Merah, ucciso dalle forze speciali francesi, è stato invece sepolto nel cimitero di Tolosa per il rifiuto delle autorità algerine di accogliere le sue spoglie.

Tariq Ramadan, pur condannando le stragi e sottolineando che le vittime sono state sia musulmane sia ebraiche, ha così giustificato l’operato di Merah: “Era un povero ragazzo, colpevole e da condannare senza ombra di dubbio, anche se egli stesso fu vittima di un ordine sociale che lo aveva già condannato, come milioni di altri individui, all’emarginazione”. Questa tesi è stata percepita come giustificazionista e comunque falsa da parte del governo francese, al punto da indurre sia il ministro degli Esteri Alain Juppé sia il ministro dell’Interno Claude Guèant a emettere un comunicato congiunto in cui si sono sia rammaricati per la partecipazione di Ramadan al 29esimo Congresso Annuale dei Musulmani di Francia che si terrà a Parigi dal 6 al 9 aprile, sia a vietare la partecipazione, interdendone quindi l’ingresso in territorio francese, di dei alti dignitari islamici, tra cui spicca Yusuf Al-Qaradawi che presiede l’Unione Mondiale degli Ulema (giureconsulti islamici) e il Consiglio Europeo per la Fatwa (responsi legali vincolanti per i fedeli musulmani) e la Ricerca. Il 29 marzo una delegazione dell’Uoif ha incontrato il ministro dell’Interno Guèant per manifestare la propria condanna per la messa al bando di Al-Qaradawi e di altri cinque dignitari islamici: Ahmad Al Masri, Ayed Bin Abdallah Al Qarni, Safwat Al Hijazi, Abdallah Basfar e Akrima Sabri. Quest’ultimo è stato il Gran Mufti di Gerusalemme ed è un negazionista del diritto di Israele all’esistenza, posizione questa condivisa dagli altri dignitari islamici, al pari della subordinazione della donna all’uomo e del traguardo dell’islamizzazione del mondo tramite la conversione o la sottomissione dei non musulmani.

La posta in gioco è il diritto alla vita, alla dignità e alla libertà di tutti noi, italiani, europei, israeliani, donne, cristiani, ebrei, laici, atei o di altre fede o ideologie. Oggi noi possiamo dire tutto e di più, anche condannare la nostra civiltà, ma solo perché questa nostra civiltà sopravvive e ce lo consente. Il giorno in cui saremo sottomessi agli adoratori di Allah, del Corano e di Maometto, cesseremo di essere persone depositarie di valori assoluti e universali, non saremo più padroni di noi stessi a casa nostra. E’ ora di svegliarci! E’ ora di agire!

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The step three of the Islamic invasion of Europe has just begun. It is intended to settle their strongholds rooted in our own house with the Islamic regimes that took power in front of our house.

It the key message that comes to us from France and that for now seems to have understood Sarkozy, even if his actions stink of election instrumentalization, since he himself legitimized both the french Muslim Brothers when in 2003 he was minister of interior and recently facilitated the ‘rise of the Islamic regimes from Morocco to Yemen.

Precisely the reality ofFrancemust lead us to quickly take note of the trap set to our decadent civilization enslaved by materialism and relativism sick, and encourage us to take firm action in order to save our non-negotiable values ​​to life, dignity and freedom. Precisely the reality ofFrancemust lead us to quickly take note of the trap set to our decadent civilization enslaved by materialism and relativism sick, and encourage us to take firm action in order to save our non-negotiable values ​​to life, dignity and freedom.

After having managed to infiltrate by establishing strongholds that substantiate of a network of mosques, Islamic schools, Islamic Social Support and financial bodies, even sharaitics courts, the autochthonous Islamists, who have our own citizens although in fact they identify themselves with the Ummah, the globalized nation faithful to Allah, seek to shake the siege by creating a robust, organic and strategic partnership with the Islamists who have now gained power over the other two sides of the Mediterranean.

The work of the Sarkozy government, which after the massacre of three French paratroopers of Moroccan origin and Muslim faith in addition to the four French Jews, including three children, turned both into the arrest of a dozen militants active in the network of terrorism and in the banning of six preachers affiliated Muslim Brothers, tells us that the terrorist act is just the tip of the iceberg, the terminal phase of a process that consists of a chain which, starting from the preaching of hatred, culminates in the attack.

The implicit message conveyed to us is that to fight Islamic terrorism we must both clear up the mosques from the preaching hatred, violence and death, and acknowledge that by now it is a domestic war within the West because the enemy is native, but that could soon become a death trap at the moment when is achieved the welding with the enemy outside which shares the condemnation of our civilization and our legitimate our massacre for the simple fact of being Christians, Jews, infidels or apostates.

Let’s make clear that the terrorist perpetrator of the heinous crimes, Mohammed Merah, aged 24, was a French citizen. Well that there is a link between the killing of the three paratroopers and four Jews, including three children, with the ideological background in which Merah grew up is a fact that is shared both by the French government and the Muslim Brothers which France operate under the name Uoif (Union of Islamic Organizations of France).

While the Muslim Brothers, in the words of Tariq Ramadan, their most respected intellectual in Europe with Swiss citizenship, exclude a relationship between Merah and Islam and lay the blame of his behavior on the social marginalization,

The French government gave us to believe that behind the massacres there is both a network of autochthonous Islamic terrorism and the preaching of hatred even from foreign religious leaders who practice the brainwashing to Muslims living inEurope. It is a matter of fact that the reason behind the massacres is the failure of a model of coexistence that inFrancegoes under the name of “assimilationism”, but which actually is the very reality of multiculturalism that translates into urban segregation inside neighborhoods where residents refer to the same ethnicity, culture or religion.

Suffice it to say that both the young rabbi and the two children killed in the massacre at the Jewish school in Toulouse last March 19 were buried in Israel and the young paratrooper Imad Ibn Ziaten, killed on March11 inToulouse as well, was buried in Morocco wrapped in the Moroccan national flag. We can experience first hand the identity crisis of French citizens who share at the same time a second identity. Paradoxically Merah, killed by French special forces, was instead buried inToulousefor the Algerian authorities’ refusal to accept his spoils.

Tariq Ramadan, while condemning the massacres and underlining that the victims were both Muslim and Jewish, has justified the actions of Merah with the following words: “It was a poor boy, guilty and to be condemned without any doubt, although he himself was a victim of a social order that had already condemned him, like millions of other individuals, to social exclusion “.

This thesis has been perceived as justificationist and however false by the French Government, to the point to induce both foreign minister Alain Juppe and Interior Minister Claude Guéant to issue a joint statement in which they regretted both the participation of Ramadan at the 29th Annual Congress of Muslims of France to be held in Paris from 6 to 9 April and to prohibit the participation and the entry into the French territory of some Islamic high dignitaries, among which stands Yusuf Al-Qaradawi, who chairs the International Union of Ulema (Islamic jurists) and the European Council for Fatwa (legal binding responses for Muslims) and Research.

On 29 March a delegation from Uoif met the Minister of the Interior Guéant to express its condemnation of the ban on Al-Qaradawi and five other Muslim dignitaries: Ahmad Al Masri, Ayed Bin Abdallah Al Qarni, Safwat Hijazi, Abdallah Al Basfar and Akrima Sabri. The latter has been the Grand Mufti of Jerusalem and is a denial of the right ofIsraelto exist, a position shared by the other Islamic dignitaries, as much as the subordination of woman to man and the goal of Islamization of the world through the conversion or subjection of non-Muslims.

At stake is the right to life, dignity and freedom of all of us, Italians, Europeans, Israeli, women, Christians, Jews, laity, atheist or other beliefs or ideology. Today we can say everything and more, even condemn our civilization, but only because our culture survives and allows us to do so. The day we will be subjected to the worshipers of Allah, the Qur’an and Muhammad, we will cease to be custodians of absolute and universal values​​ as long as we will no longer be master of ourselves in our home. It is time to wake up! It is time to act!

Fonte: www.ioamolitaila.it

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